giovedì 31 luglio 2008

La scelta dell'Università dopo la maturità.


Finito il tour de force degli esami di maturità, molti neodiplomati si stanno godendo il meritato riposo.
Le vacanze di coloro che a settembre vogliono iscriversi a un corso universitario non potranno però durare in eterno: le facoltà a numero chiuso, infatti, ogni anno vedono ai nastri di partenza oltre 200 mila studenti, che devono passare il test di ammissione. Ma come si sceglie la giusta facoltà?
Come si fa a decidere qual è il giusto ateneo in cui studiare? Quali sono le opportunità di lavoro che ciascun indirizzo offre?

A cosa serve la preiscrizione

Gli studenti dell’ultimo anno delle superiori interessati all’accesso ai corsi di laurea universitari, ai corsi delle istituzioni di alta formazione artistica e musicale, ai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) o anche solo all’inserimento nel mondo del lavoro, quest’anno hanno avuto la possibilità – dal 28 marzo al 28 aprile – di ricorrere alla preiscrizione, utilizzando un apposito modulo disponibile sul sito web del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e presso tutte le scuole.
Il sistema della preiscrizione (stabilito dal MIUR con il decreto ministeriale del 28 marzo 2008) non vincola in alcun modo lo studente, che al momento dell’iscrizione vera e propria è libero di scegliere altro, rispetto ai tre corsi indicati nel modulo di preiscrizione; il suo scopo è invece quello di permettere agli atenei di predisporre iniziative e attività di orientamento in base alla scelta dei corsi di laurea o di diploma accademico e di consentire un’adeguata programmazione dell’offerta formativa e dei servizi destinati agli studenti, come informazioni sulle opportunità di tirocini formativi, sulle disponibilità delle strutture didattiche e dei servizi dedicati agli studenti, sull’adeguata preparazione iniziale richiesta per il corso prescelto e, se necessario, sulle modalità di verifica, nonché sulle eventuali attività formative propedeutiche.

Corsi di laurea a numero chiuso

Con la legge n. 264 del 1999 l’Italia si è adeguata al sistema del numero programmato, piuttosto diffuso in molte istituzioni universitarie europee, regolamentando l’accesso ad alcuni corsi di laurea con un test di ammissione.
Lo scopo del cosiddetto “numero chiuso” è duplice: da un lato, quello di equilibrare il rapporto tra numero di studenti e qualità e capacità delle strutture universitarie che li accolgono, dall’altro quello di regolare l’offerta di professionalità richieste dal mercato.
Per ogni corso a numero chiuso viene pubblicato un bando di concorso nel quale vengono indicati il numero dei posti disponibili, i termini di iscrizione, la data e le modalità di svolgimento della prova di ammissione.
A partire dal mese di agosto i bandi sono normalmente reperibili presso le segreterie delle università, mentre le prove di selezione si tengono, solitamente, nelle prime settimane di settembre.
Dato che l’accesso al corso è condizionato dal superamento del test, è sempre consigliabile preiscriversi ai test di ammissione in più sedi e sostenere più prove, in modo da aumentare le probabilità di successo.
La scelta dell’ateneoIn Italia sono 60 gli atenei statali e 13 quelli non statali (a cui si aggiungono tre atenei che offrono un’area di studio unica) che, grazie ai nuovi obblighi sulla trasparenza e i “requisiti necessari” previsti dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, hanno cominciato a competere su temi come docenza, organizzazione della didattica e ricerca.

La scelta del corso di laurea

I corsi offerti dalle università italiane oggi sono circa un centinaio, alcuni molto diffusi, altri che si tengono invece in pochi atenei.
Prima di scegliere il corso che si ritiene adatto alle proprie inclinazioni, è bene informarsi in modo approfondito sulle sedi in cui ogni corso è attivato, sul percorso universitario, sulle prospettive professionali che si aprono alla fine degli studi.
Da valutare è anche la possibilità di scegliere un diploma universitario, nato per fornire una preparazione di livello universitario, finalizzata però a un immediato e operativo inserimento nel mondo del lavoro.
I siti internet che offrono sistemi per valutare i propri interessi sono molti. Tra quelli istituzionali bisogna segnalare il portale del MIUR, realizzato per orientare i ragazzi interessati all'iscrizione all'università e nella scelta del corso di studi che più risponde ai loro interessi, e il sito del Ministero dell’Istruzione, che fornisce la Guida all’Istruzione Superiore e alle Professioni, pubblicata in formato .pdf. Per individuare la facoltà più appropriata su base geografica, invece, è disponibile CercaUniversità, un servizio sponsorizzato dal Ministero che aggrega le ricerche possibili che riguardano l'Università, dai corsi di laurea ai finanziamenti, dai docenti agli studenti universitari, dai bandi alle statistiche.
Per coloro che spingono lo sguardo anche oltre i confini italiani, l’Università di Bologna offre una guida a tutte le università presenti nel mondo, completa di link e informazioni utili.

Come studiare e come scegliere

Su Internet o sui libriI siti online che offrono test di ammissione, manuali di sopravvivenza, scambi di opinioni e consigli sono numerosi, ma non sempre sono affidabili.
Se Internet è diventata senza dubbio la più grande fonte di notizie, è anche vero che non è sempre aggiornata. Analizzando alcuni siti che offrono la possibilità di effettuare gli esami di ammissione, ad esempio, abbiamo trovato un test per la facoltà di giurisprudenza chiaramente datato: alla domanda “quanti paesi fanno parte dell’Unione Europea?” dava come risposta esatta “15”, sebbene sia dal 2004 che i paesi membri non sono più 15 (e dal 2007 sono ben 27). Dunque, è essenziale non prendere per oro colato ciò che circola in rete. L’alternativa a Internet è la libreria: i volumi sull’argomento sono numerosissimi, da quelli che aiutano a prepararsi per i test (ma occhio all’anno di edizione, bisogna scegliere sempre i più aggiornati!), a quelli che forniscono un orientamento alla giusta facoltà, la scelta è vastissima.

martedì 29 luglio 2008

Lotta al posto letto nelle Università italiane

Gli studenti fuori sede sono almeno 600 mila, ma solo 50 mila trovano alloggio nei campus.
Bloccato dalla burocrazia il piano straordinario Case per studenti: l'Italia è ultima in Europa.Bamboccioni, mammoni, belli di casa. È vero, i giovani italiani sono quelli che restano più a lungo in famiglia, approfittando dei sughi di mamma e della macchina di papà. Siamo così, l'anima di un popolo non è facile da cambiare. Ma almeno per chi dopo la scuola sceglie l'università non è solo questione di pigrizia. Siamo il Paese con il più basso numero di posti letto nelle residenze universitarie, un primato che nessuno ci invidia. Otto anni fa, in pompa magna, abbiamo lanciato un piano straordinarioche ha cambiato le cose dello zero virgola. E che rappresenta un monumento all'inefficienza del nostro Paese.
LA MAPPA DEI POSTI - In Italia campus e residenze universitarie mettono a disposizione circa 50 mila posti. Briciole rispetto al numero degli iscritti ad un corso di istruzione superiore, che sono un milione e 800 mila. Copriamo solo il 2,7 per cento del totale. Agli altri non resta che rimanere a casa di mamma e papà, oppure infilarsi nel tunnel delle stanze ammobiliate, che poi vuol dire affitto in nero ed evasione fiscale. Guardare cosa succede negli altri Paesi europei è avvilente. In Gran Bretagna il college non riguarda solo le élite di Oxford e Cambridge ma uno studente su tre: coprono il 29 per cento della popolazione universitaria. In Francia sono al 16 per cento, in Germania al 12, in Spagna all'8 per cento. Non c'è paragone con noi e non è solo questione di numeri. Le residenze universitarie sono democratiche. La retta è più economica di un affitto e apre le porte delle università anche a chi non può campare sulle spalle dei genitori. Sono tanti se si pensa che un figlio che studia fuori sede costa intorno ai 12 mila euro l'anno. Oltre che democratici i campus sono un'ottima materia di studio. Vivere da soli, cucinare, lavare, fare la spesaè il modo migliore per imparare ad organizzare il proprio tempo. Ed organizzare il proprio tempo è una delle cose più importanti nella formazione del lavoratore del domani. A chi ha imparato un libro a memoria, e dopo sei mesi ha dimenticato tutto, le aziende preferiscono chi sa risolvere problemi. E vivere da soli è un'ottima palestra per imparare a farlo.
IL PIANO STRAORDINARIO - Forse con questo nobile obiettivo, nel 2000 l'Italia ha lanciato un piano straordinario che avrebbe dovuto portare nel giro di quattro anni a raddoppiare il numero dei posti letto. Ebbene, di anni ne sono passati otto e quel piano voluto dall'allora ministro dell'Università Ortensio Zecchino si è concluso con un mezzo fallimento. I posti non sono raddoppiati ma cresciuti del 20 per cento e siamo sempre in fondo alla classifica europea. Da 42 mila siamo arrivati a 50 mila. Non solo. La crescita effettiva potrebbe essere in realtà inferiore perché buona parte dei nuovi posti letto, pur realizzati, non sono ancora utilizzabili. Insomma, dopo otto anni i posti in più davvero disponibili sarebbero 1.950, un ancora più misero 5 per cento. Della questione si è occupata anche la Corte dei conti che sull'attuazione di quel piano ha concluso da poco un'indagine conoscitiva. «Non è chiarito — si legge nella relazione — se i nuovi alloggi siano effettivamente operativi, dato che non sono pervenute attestazioni puntuali in ordine all'effettiva agibilità delle strutture». C'è un altro modo per guardare al fallimento del piano straordinario. Lo Stato, in varie tranche, ha messo a disposizione 380 milioni di euro che avrebbero dovuto finanziare al 50 per cento le opere realizzare dalla varie università. In otto anni sono stati spesi solo 40 milioni di euro, l'11 per cento. Come è possibile?
COSA NON HA FUNZIONATO - È la stessa Corte dei conti a riconoscere il «modesto grado di attuazione» dell'intervento straordinario per le residenze universitarie. E a ripercorrere le tappe di un processo che ci porta dritti nel labirinto della burocrazia. Il piano «urgente», sottolinea la Corte, è «partito in realtà oltre quattro anni dopo» l'annuncio. La legge viene approvata nel novembre del 2000. Un anno se ne va per la pubblicazione dei bandi, i termini per la presentazione delle domande vengono prorogati più volte perché all'inizio nessuno si muove. Poi arriva la commissione incaricata di valutare le richieste e di anni ne volano via altri due. Il primo piano triennale viene presentato nel marzo 2005, 1.600 giorni dopo l'approvazione della legge. Il primo pagamento è arrivato nel dicembre 2006, più di sei anni dopo. Inevitabile che a qualcuno siano cadute le braccia. Su 169 progetti presentati, la commissione nominata dal ministero ne ha approvati 139, quasi tutti (l'87%) per le regioni del centro nord, quelle che richiamano più studenti dal resto del Paese. Di quei 139, in quindici hanno rinunciato. Dall'università di Macerata a quella di Firenze, da quella di Pavia a quella di Padova hanno detto no allo Stato che regalava la metà dei soldi necessari per rimettere a posto vecchi studentati. Se sono arrivati a tanto è proprio perché le procedure per accedere ai fondi somigliavano ad un labirinto. Anche se con linguaggio felpato, la Corte dei conti sottolinea una «anomala velocità di spesa, rallentata anche dai modi di assolvere gli adempimenti tecnico-burocratici». Non solo. I magistrati richiamano anche il ministero dell'Università che non ha collaborato come dovuto. E in particolare «il servizio di controllo interno che, nonostante i ripetuti solleciti, ha omesso di fornire riscontri e valutazioni coerenti con i quesiti formulati dalla Corte». Un fallimento che i responsabili non vogliono neppure spiegare. L'unica buona notizia è che adesso ci riproviamo. Per utilizzare quei 340 milioni di euro rimasti in cassaforte, il ministero dell'Università ha bandito all'inizio dell'anno un secondo bando per le residenze universitarie. Una «iniziativa da valutare positivamente, secondo la Corte dei conti che questa volta confida in tempi più rapidi. La stessa speranza dei bamboccioni e delle loro famiglie.

Fonte: Corriere della Sera

venerdì 25 luglio 2008

Laurea "lunga" e laurea triennale. Quanti trovano lavoro?

Nel 2007, a circa tre anni dal conseguimento del titolo, il 73,3% dei laureati in corsi lunghi svolge un’attività lavorativa, il 14,1 è in cerca di occupazione, mentre il 12,6%, pur non lavorando, dichiara di non essere alla ricerca di lavoro.
La quota di occupati tra i laureati nei corsi triennali, pari al 73,1%, è sostanzialmente simile a quella dei laureati in corsi lunghi. Viceversa, è più contenuta la quota di giovani in cerca di lavoro (12,2%).
In prima battuta, si delinea, quindi, un migliore inserimento occupazionale per i laureati in corsi brevi, che registrano un tasso di disoccupazione più contenuto (14,3% rispetto al 16,1%).
I laureati nei corsi lunghi sono invece più favoriti nel trovare un lavoro continuativo dopo la laurea (sono il 56,2% contro il 48,5% dei laureati "triennali"). In effetti, l’occupazione tra i laureati in corsi brevi è maggiormente caratterizzata dalla presenza di studenti lavoratori, cioè, di persone impegnate in lavori iniziati prima del conseguimento del titolo.

Fonte: ISTAT

Università: la classifica 2008 de "Il Sole 24 Ore". L'Università di Verona è alla 36esima posizione.

Anche quest'anno il quotidiano economico Il Sole 24 Ore presenta la sua classifica delle università italiane.La classifica è stata stilata in base a criteri che spaziano dall'impegno nella ricerca agli aspetti più importanti della didattica e dell'organizzazione.È da segnalare che l'ampliamento dei parametri rispetto alle indagini degli anni scorsi porta all'evidenza che la variabilità degli atenei in testa alla classifica è molto bassa.Il primo posto del 2008 spetta al Politecnico di Milano, con 721 punti ottenuti. L'ultimo invece è quello dell'Università degli Studi di Napoli "Parthenope", con solo 164.

Università statali:
1. Politecnico di Milano - 721
2. Università degli Studi di Trieste - 713
3. Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - 708
4. Università di Pavia - 677
5. Università degli Studi di Trento - 666
6. Politecnico di Torino - 657
7. Università degli Studi di Ferrara - 634
8. Università degli Studi di Genova - 601
9. Università degli Studi di Firenze - 600
10. Università degli Studi di Perugia - 595
11. Università per stranieri di Siena - 578
12. Università degli Studi di Padova - 591
13. Università degli Studi di Siena - 578
14. Università degli Studi di Parma - 576
15. Università degli Studi del Piemonte Orientale - 567
16. Università degli Studi di Napoli II - 566
17. Università degli Studi dell'Aquila - 558
18. Università Politecnica delle Marche - 557
19. Università IUAV di Venezia - 553
20. Università di Pisa - 550
21. Università degli Studi di Udine - 546
22. Università degli Studi del Sannio - 532
23. Università degli Studi di Camerino - 521
24. Università degli Studi di Torino - 520
25. Università degli Studi dell'Insubria - 519
26. Politecnico di Bari - 518
27. Università di Bologna - 495
28. Università "Ca' Foscari" di Venezia - 477
29. Università degli Studi della Tuscia - 476
30. Università degli Studi di Urbino - 470
31. Università degli Studi di Napoli Federico II - 468
32. Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" - 462
33. Università degli Studi di Brescia - 460
34. Università degli Studi della Basilicata - 440
35. Università degli Studi di Milano - 428
36. Università degli Studi di Verona - 420
37. Università degli Studi di Reggio Calabria - 403
38. Università della Calabria - 402
39. Università degli Studi di Salerno - 398
40. Università degli Studi di Milano-Bicocca - 397
41. Università di Bergamo - 395
42. Università degli Studi del Molise - 379
43. Università degli Studi Roma Tre - 375
44. Università degli Studi di Foggia - 365
45. Università degli Studi di Cassino - 354
46. Università degli Studi di Catania - 354
47. Università degli Studi di Sassari - 348
48. Università degli Studi di Catanzaro - 340
49. Università degli Studi di Cagliari - 340
50. Sapienza Università di Roma - 337
51. Università degli Studi di Messina - 322
52. Università degli Studi di Bari - 321
53. Università degli Studi di Macerata - 312
54. Università del Salento - 288
55. Università degli Studi di Teramo - 278
56. Università per stranieri di Perugia - 277
57. Università degli Studi di Napoli "L'Orientale" - 277
58. Università Gabriele D'Annunzio - 257
59. Università degli Studi di Palermo - 255
60. Università degli Studi di Napoli "Parthenope" - 164

Fonte: Wikinotizie
Per maggiori informazioni: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/07/universita-classifica-atenei.shtml?uuid=75c7193e-5177-11dd-90df-241f4324bf97&type=Libero

lunedì 21 luglio 2008

Richiesta Benefici on-line per il diritto allo studio - A.A. 2008/2009

Procedure per la richiesta di benefici per il diritto allo studio a.a. 2008/2009:

- Borsa di studio e posto alloggio: scadenza 03.09.2008
- Solo borsa di studio: scadenza 30.09.2008
- Collaborazioni studentesche 150 ore: scadenza 30.09.2008
- Riduzione dei contributi: scadenza 15.12.2008

Per scaricare i vari bandi e procedere alle domande on-line clicca qui:
http://www.univr.it/main?ent=servizioaol&idDest=1&sServ=56&serv=51

venerdì 18 luglio 2008

UNIVERSITA' DI VERONA, partono le preiscrizioni e le immatricolazioni A.A. 2008/09

8 facoltà, 65 corsi di laurea, oltre 35 master.
E un sicuro domani nel mondo del lavoro.
Sono partite il 15 luglio le iscrizioni per l’Anno Accademico 2008/2009 dell’Università degli studi di Verona che proprio quest’anno festeggia 25 anni di autonomia.
Perché studiare a Verona?
L’Università è strutturata in 8 facoltà per un totale di 65 corsi di laurea, 41 scuole di specializzazione, oltre 35 master e vari corsi di perfezionamento e di aggiornamento professionale, nonché scuole di dottorato.
Un ateneo dinamico dove prevale soprattutto il rapporto diretto con la comunità accademica.
Un’Università legata profondamente al territorio: l’Ateneo scaligero, infatti, risulta essere il primo in Italia per raccolta fondi da privati, a testimonianza della credibilità che gode in seno al mondo imprenditoriale.
Un’eccellenza sottolineata anche dalla posizione conquistata nella classifica dei Grandi Atenei, quelli con iscritti tra i 20 e i 40 mila, dopo un solo anno di permanenza.
L’Università veronese risulta 4° assoluta.
Inoltre, orientamento, stage, relazioni internazionali, borse di studio ed esoneri tasse, aule multimediali, biblioteche, centri d'Ateneo e di ricerca scientifica, sono alcuni dei fiori all’occhiello dell’ateneo che ha numerose sedi dislocate su tutto il territorio, non solo veronese.
Un centro pulsante di ricerca e cultura che interagisce in modo armonico con la comunità veronese e la rete universitaria veneta.
L’ateneo, anche in collaborazione con l’Ente per il diritto allo studio, offre servizi che aiutano gli studenti a vivere al meglio l’esperienza di studio: alloggi, mense, attività culturali e sportive.
E tra i motivi principali per cui scegliere l’ateneo scaligero c’è, inoltre, la possibilità di ottenere velocemente lavoro dopo il titolo di studio.
I dati riportati dal Consorzio Almalaurea, in una ricerca sulla condizione dei laureati triennali dell’Università di Verona nel 2007, sono chiari: un tasso di occupazione superiore alla media nazionale e uno stipendio medio di 1083 euro netti al mese. I neolaureati di primo livello dell’ateneo di Verona coinvolti nell'indagine sono stati 2.114. Ad un anno dal conseguimento del titolo, i laureati triennali presentano un tasso di occupazione pari al 70,5%, contro il 48,5% del totale degli atenei.
Ricerca scientifica, internazionalizzazione, formazione, servizi agli studenti e valorizzazione del patrimonio di risorse umane, finanziarie e strutturali sono le aree che fanno dell’ateneo scaligero un’università di livello europeo. La ricerca scientifica conta su oltre 45 corsi di dottorato di ricerca e su finanziamenti per il 2008 di 3.052.000 euro destinati al funzionamento di dipartimenti e istituti, 2.400.000 euro per gli studi e le ricerche di ateneo, 60 mila euro per la tutela dei brevetti. Prestigiosi sono i Joint Projects, i progetti di ricerca congiunti con imprese ed enti per accrescere l’innovazione scientifica e lo sviluppo tecnologico.
L’ateneo guarda anche all’Europa, in particolare per l’attuazione della politica comunitaria di ricerca e sviluppo tecnologico, per cui ha investito 1.744.548 euro nel 2007. Gli accordi con le altre università europee sono 230 di cui 45 di cooperazione didattico-scientifica con sedi extra europee. Sono 350 gli studenti veronesi che hanno seguito un periodo di formazione all’estero nell’anno accademico in corso e 250 gli studenti stranieri, provenienti da atenei europei ed extra europei, tra cui Stati Uniti, Australia e Brasile, che hanno scelto Verona per la loro formazione all’estero.

Fonte: http://www.store.univr.it/immatricolazioni2008/immatricolazioni2008.htm

venerdì 4 luglio 2008

NASCE IL NUOVO BLOG DELL'UNIVERSITA' DI VERONA



LA STORIA DELL'ATENEO VERONESE

A Verona, all'inizio degli anni Cinquanta, un gruppo di intellettuali cattolici diede vita alla Libera Scuola Superiore di Scienze Storiche "Ludovico Antonio Muratori" unitamente alla rivista "Nova Historia".
Fu da quel gruppo di studiosi che scaturì la volontà di far nascere a Verona una Università.
L'idea prese corpo nel febbraio del 1959 quando l'allora sindaco, Prof. Giorgio Zanotto , pose come ordine del giorno della seduta del consiglio comunale "l'istituzione in Verona di una Facoltà universitaria di Economia e Commercio".
Al progetto aderirono con entusiasmo l'Amministrazione Provinciale e la Camera di Commercio.
Si crearono, così, la Libera Facoltà di Economia e Commercio e il Consorzio per gli Studi Universitari per la gestione della stessa.
Nell'estate del 1959 il progetto prese forma.
Fu fissata la sede all'interno di Palazzo Giuliari, donato dalla contessa Giuliari Tusini e attuale sede del Rettorato. In seguito, iniziarono le iscrizioni e il 1 novembre dello stesso anno si tenne la cerimonia di inaugurazione della nuova Facoltà.
Tuttavia, il mancato riconoscimento governativo dell'iniziativa bloccò le aspettative di tutti, dagli enti pubblici veronesi agli studenti stessi. Le autorità cittadine cercarono immediatamente una soluzione e nel 1963 arrivò. L'Università di Padova riconobbe, infatti, la Facoltà di Economia e Commercio come sua Facoltà con sede distaccata a Verona. Nel luglio del 1963 fu, così, discussa la tesi del primo laureato della neonata Facoltà veronese. In poco tempo Padova decise di trasferire a Verona anche le sezioni distaccate di Medicina e Chirurgia e di Magistero, divenuta oggi Lettere e Filosofia.
Il progetto da cui ha avuto inizio la storia dell'Ateneo scaligero ebbe la sua concreta e definitiva realizzazione nel 1982, quando le autorità governative concessero a Verona l'autonomia e la statizzazione del suo Ateneo. Grazie al prezioso supporto e alla stretta collaborazione dei rappresentanti delle principali istituzioni pubbliche e private, governative, regionali e locali e grazie anche all'apporto di validi docenti, l'Ateneo veronese è cresciuto nel tempo arrivando alle odierne otto facoltà: Economia, Giurisprudenza, Lettere e Filosofia, Lingue e Letterature Straniere, Medicina e Chirurgia, Scienze della Formazione, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali e Scienze Motorie.
Sotto la spinta della recente riforma degli ordinamenti didattici, l'Ateneo scaligero propone oggi numerosi e innovativi corsi di laurea, sia triennali sia specialistici, senza dimenticare l'offerta post-lauream, offrendo agli studenti un'ampia e curata scelta formativa, adeguata al cambiamento dei tempi e sempre attenta alla qualità degli insegnamenti.
In questi ultimi anni l'Università di Verona sta organizzando i propri spazi in Cittadelle legate alle aree culturali e di ricerca cui afferiscono le diverse Facoltà. Nel cuore del centro storico cittadino, oltre agli uffici amministrativi e al Rettorato, si è sviluppata la Cittadella della Cultura che prevede un'implementazione grazie al restauro di una parte dell'ex Caserma Santa Marta; a sud della città è situata la Cittadella della Scienza mentre la Cittadella della Giustizia si avvarrà presto di nuovi spazi nel centro cittadino. Infine, la Cittadella dello Sport vanta la presenza di strutture quali un nuovo Palazzetto per accogliere studenti ma anche cittadini. Inoltre l'utilizzo di alcune antiche dimore storiche come Villa Lebrecht a San Floriano - sede del Corso di laurea interateneo in scienze e tecnologie viticole ed enologiche - ha permesso ad alcuni corsi di trovare la giusta collocazione. D'altra parte, certo, l'Università di Verona non dimentica il forte legame con il territorio che la ospita. Infatti i corsi dell'ateneo scaligero sono oggi anche dislocati fuori dalle mura cittadine in località come Legnago, Vicenza, Bolzano, Trento, Ala e Rovereto.

Fonte: http://www.univr.it/


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