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sabato 30 ottobre 2010

Per la scelta dell'università genitori e amici contano più dei prof.




Nella scelta della facoltà universitaria genitori e amici contano più degli insegnanti: a sostenerlo il dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell'università Bicocca di Milano, autore dello studio 'Come e quando i diplomandi scelgono l'università', condotto su 24 scuole (12 milanesi, 12 lombarde) nei mesi di aprile e giugno 2010.

"I dati - spiegano i ricercatori della Bicocca - mostrano che per quanto riguarda le fonti di informazione sugli atenei e sulle facoltà, il 60% degli intervistati, in diverse occasioni, si consulta con gli amici, il 52 con i genitori, il 47% con gli insegnanti e solo il 30 si informa attraverso un confronto fra le brochure delle diverse facoltà. Tutti gli intervistati si confrontano con i genitori, in particolare, le donne riflettono sulle proprie caratteristiche personali con l'aiuto dei genitori più degli uomini (62%contro 58). Per quanto riguarda, invece, il confronto con gli insegnati gli studenti maschi dimostrano una maggiore propensione rispetto alle donne: 27% contro 23".

L'indagine, hanno spiegato i responsabili, ha applicato, per la prima volta in Italia, lo 'Study choice task inventory': uno strumento elaborato da Veerle Germeijs e Karine Verschueren, due studiose belghe che si sono ispirate ai modelli di analisi delle carriere lavorative.

Fonte: Apcom

venerdì 26 settembre 2008

72 diplomati su 100 si iscrivono all'università.



Roma, 25 set. (Apcom) - Oggi, ogni 100 ragazzi diplomati, 72 si iscrivono all'università e sono più spesso le ragazze che accedono alla formazione universitaria (il 78% delle diplomate), tanto che il 57% degli iscritti all'università sono donne. Un valore molto elevato se si pensa che in Germania il 48% degli iscritti a una facoltà universitaria è costituito da donne, che rappresentano il 55% in Francia e nel Regno Unito e il 54% in Finlandia (Commissione Europea, Eurydice, Eurostat, 2005). Tra le facoltà ad indirizzo scientifico e tecnologico, ingegneria ha il maggior numero di immatricolazioni (10,5%) con il 19.9% di ragazze immatricolate, il valore minimo di presenza femminile. Sono solo una parte dei dati diffusi dal Cnr in occasione della conferenza stampa di presentazione di "Accendi la Luce sulla Scienza"svoltasi questa mattina al Planetario, relativi alle scelte dei giovani della facoltà universitaria dopo aver conseguito il diploma.

Secondo i dati, le ragazze sono, però, più brave sia nella laurea breve e che nella specialistica. Esempi emblematici sono i risultati ottenuti dalle laureate nei gruppi ingegneria e scientifico, dove le ragazze ottengono punteggi più alti (109,3 contro 107,8 dei maschi ad ingegneria e 105 contro 104 nelle lauree scientifiche) e in tempi più brevi dei loro colleghi (rispettivamente in ingegneria si laureano a 24,9 anni contro i 25,3 dei maschi e in lauree scientifiche a 29,6 anni contro i 33 dei maschi) (Almalaurea, 2007).

Purtroppo, tra i laureati sono poi veramente pochi quelli che scelgono la carriera scientifica, forse per le ragioni che lo stesso Maiani ha denunciato questq mattina nel corso della conferenza stampa. Nell'Europa a 25 i ricercatori sono il 4.7 per mille della forza lavoro, dove 1.4 per mille sono donne e 3.3 per mille uomini. L'Italia, ancora detiene il triste primato della più bassa percentuale di ricercatori con il 3.5 per mille contro l'Irlanda (8.2 per mille), l'Olanda (6.2 per mille), la Germania (5.6 per mille) e il Regno Unito (5.3 per mille) che hanno una percentuale di ricercatori superiore alla media EU.

Fonte: Apcom

venerdì 25 luglio 2008

Laurea "lunga" e laurea triennale. Quanti trovano lavoro?

Nel 2007, a circa tre anni dal conseguimento del titolo, il 73,3% dei laureati in corsi lunghi svolge un’attività lavorativa, il 14,1 è in cerca di occupazione, mentre il 12,6%, pur non lavorando, dichiara di non essere alla ricerca di lavoro.
La quota di occupati tra i laureati nei corsi triennali, pari al 73,1%, è sostanzialmente simile a quella dei laureati in corsi lunghi. Viceversa, è più contenuta la quota di giovani in cerca di lavoro (12,2%).
In prima battuta, si delinea, quindi, un migliore inserimento occupazionale per i laureati in corsi brevi, che registrano un tasso di disoccupazione più contenuto (14,3% rispetto al 16,1%).
I laureati nei corsi lunghi sono invece più favoriti nel trovare un lavoro continuativo dopo la laurea (sono il 56,2% contro il 48,5% dei laureati "triennali"). In effetti, l’occupazione tra i laureati in corsi brevi è maggiormente caratterizzata dalla presenza di studenti lavoratori, cioè, di persone impegnate in lavori iniziati prima del conseguimento del titolo.

Fonte: ISTAT